Ore nove di un giorno umido e brumoso.

Tengo il corpo intirizzito e lo spirito ne risente.

Col mio vetusto eppur solido veicolo giungo, di vicolo in vicolo, nei pressi d’un fiume un tempo vivido e pescoso.

Quivi cerco del mio scrivere il cliente: i minuti si estendono, dell’uomo non v’è segno.

Un rombo fuggevole, di ferro composto, percorre il corso fin me.

Un uomo pingue ne scende.

Incedo fin lui: un corto colloquio, un oscuro commercio.

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