Non ho voglia di niente. Devo andare. Ho lo stomaco chiuso e la nausea. E la testa che mi scoppia.

Devo andare, sì: è ora. Il gas è chiuso. Anche se non lo fosse, non importa. Non è detto che faccia ritorno. Mi affaccio alla finestra. La macchina di ieri non c’è più. Forse mi sono sognato tutto, magari non mi stavano seguendo e il tizio al volante stava solo facendo la mia stessa strada. Magari abita qui e sono io che non l’ho mai visto. Esco. Chiudo a chiave. Scendo le scale guardando nella tromba, come se ci fosse qualcuno sotto. Come se fossi in un film. Non c’è nessuno.

È buio. L’aria è gelida. Il rumore del telecomando sembra amplificato. Salgo in auto e tolgo il telepass dal vetro, infilandolo nel cassetto. Non potrò usarlo. Solo contanti. Nessuna traccia. Sono le regole.

Il portone del cortile si apre e per uscire non serve che aspetti: non c’è un’anima per strada e potrei fare un testacoda che non se ne accorgerebbe nessuno, almeno per un’altra ora.

Ci metto tre minuti a raggiungere il casello, prendere il biglietto e imboccare l’autostrada.

È ancora notte ma su questa strada di merda ci sono già migliaia di camion. Io li odio i camion. Oggi più che mai. Lei è stata portata via in un camion. Io la guardavo. E non potevo reagire. Non potevo fare niente.  Non ero lì. Non ero con lei. La guardavo dall’iPhone. Sulla macchina dello stronzo che sto per incontrare. Lei piangeva. Aveva qualcosa in bocca, qualcosa di nero, con lo scotch grigio da elettricista intorno. Non devo pensarci. Non devo pensarci. Non devo.

Lambrate. Ci siamo. Sono al casello. Infilo il biglietto e provo a cercare oltre la sbarra. Non vedo nessuno. C’è anche un po’ di nebbia.

Pago. La sbarra si alza, io parto piano.

Non servirà a niente. Lo so. Prenderanno i documenti e se ne andranno e io la perderò per sempre.

Mi ricordavo ci fosse una rotonda, ma forse sbagliavo casello. Non vedo nessuno parcheggiato. Faccio ancora qualche decina di metri e nello specchietto vedo uno che mi fa i fari. Due volte. Tre. Forse è lui. Forse sono loro. Accosto. Dietro di me c’è una Porsche blu. O forse nera. Spengo l’auto. Sento i battiti salire. Ho le mani sudate, inchiodate alla pelle del volante. Il collo del dolcevita mi strangola. Stacco le mani, apro la portiera e mi ritrovo negli occhi la luce di una torcia. Mi acceca e m’impedisce di vedere che faccia abbia lo Stronzo. Dio, fa’ che mi dica dov’è. Fa’ che mi dica che è viva e che la rivedrò. Giuro, andrò a messa, smetterò di fumare, ma fa’ in modo che la possa riavere.

–       I documenti – dice lo Stronzo.

–       Li ho – rispondo io, tenendo gli occhi chiusi e cercando di non piangere.

–       Dammeli – ribatte.

–       Sono nel baule – sussurro, aprendo il comando che lo sblocca – Puoi prenderli, ma prima dimmi dov’è lei e se sta bene.

–       Non dire cazzate. Apri il bagagliaio o ti ammazzo, coglione.

Sono ancora mezzo cieco, ma lo vedo girare intorno alla macchina, aprire il bagagliaio e sparirci dietro. Ho messo lì il plico per lui e ho tolto tutta la merda che di solito intasa il baule. Non torna. Starà controllando ci sia tutto.  Certo che c’è tutto. Non avevo più niente da perdere.

Chiude il bagagliaio. Ora si allontana. Torna verso la sua macchina. Se va via, sono fottuto.

No. Non se ne va. Sta tornando.

– Sei un coglione. Ma c’è tutto. Tieni. – mi dice sempre puntandomi la torcia in faccia e passandomi una busta.

– Cos’è? – mi azzardo a chiedere.

– La strada per ritrovare Cappuccetto rosso, coglione. Ma se la apri prima di ricevere la mia telefonata, la sbudello come un maiale. E ti filmo tutto. Hai capito? Dimmi se hai capito, coglione!

– Ho capito. Ho capito. Sì. Non la apro, giuro.

– Parti adesso, coglione. Voglio vederti rientrare in autostrada. Dimmi che hai capito.

– Sì sì ho capito. Parto, ma… lei? Lei sta bene? – provo a chiedere.

Non mi risponde. Mi sbatte la portiera in faccia e da oltre il vetro mi fa segno di andare.

Ho la busta sulle gambe. La tengo lì mentre imbocco l’autostrada. Prendo il biglietto. Si alza la sbarra. Ha ragione lui: sono un coglione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...