– Senti, davvero, è tardi, devo andare. Non ho nemmeno bevuto il caffè.

– Dov’è che vai, scusa?

– Te l’ho detto. Devo raggiungerla al casello per darle il lavoro. Se non mi muovo, faccio tardi: tra mezz’ora devo essere a Lambrate e c’è casino, lo sai.

– E chi ti ferma? Voglio solo sapere chi è questa figa spaziale che di colpo ti ha fatto sparire. Ti sembra tanto strano?

– No, non dico che è strano, hai ragione. Solo che – cazzo – è tardi. Facciamo così: mi metto in macchina e ti chiamo e mentre vado ti racconto.

– Se non mi richiami, giuro che stavolta mi incazzo sul serio.

– Ho detto che…

Tu-tu-tu-tu-tu

 

Stronza. È una stronza. Vabbè però ha ragione. Prima ero da lei sera sì e sera pure e da quando sto lavorando su questo pezzo non mi faccio più neanche sentire.

“Lavorando su questo pezzo”, sì. Come no? Altro che pezzo, qui c’è altro in ballo. Va’, fammi andare. Giacca. Dove cazzo è la giacca blu? L’avevo buttata sul divano, ieri, mi pare. In cucina? No. Forse in camera. Ah, certo, è in camera, eccola. Sì. Via, vado. Chiavi? Chiavi macchina? Luce? Ci siamo. Aspetta: l’auricolare, così chiamo la stronza.

L’autostrada è deserta. Meno male. Ho voglia di arrivare, di rivederla. Non mi sembra vero. Se penso a quello che è successo sabato, mi sembra di aver sognato. Se lo raccontassi a qualcuno non ci crederebbe. Tanto non posso. Tanto non potrò mai.

Ci sono quasi, mancano pochi chilometri a Lambrate. Cazzo! Devo chiamare la stronza.

– Hei

– Hei un cazzo. Sei una merda, lo sai?

– Daai non fare così… ti ho detto che ti richiamavo e ti ho richiamato no? Non sei contenta?

– “Contenta”? Ma cosa sei? Scemo? Sono tre settimane che non ti fai vedere e almeno due che latiti.

– Latito? Io latito? In che senso scusa?

– Vedi di non prendermi anche per il culo! Io e te non abbiamo un cazzo, lo so e mi va bene così, mi è sempre andato bene così, ma non puoi pensare di sparire per un mese e poi mandarmi un whatsapp come niente fosse chiedendomi “come stai?”. Io non sono una delle tue galline, hai capito? Brutta faccia di merda che non sei altro. E adesso dimmi, se hai il coraggio, per chi cazzo avresti perso la testa questa volta?

– Io? Perso la testa? Guarda che ti sbagli. Io non ho perso la testa per nessuno. È che sto lavorando come un negro su questo cazzo di libro e la cliente ha fretta…

– Ma vaffanculo va’, “la cliente ha fretta”! Come se gli altri, di clienti, non ne avessero, eh?!  Almeno vedi di non prendermi per il culo. Fretta! Ma fretta cosa? Ma fretta chi?! Abbi le palle per dirmi chi è!

– Lo sai che non posso.

– Ma smettila, ghost dei miei stivali! Scendi dal fico, idiota, e dimmi cosa cazzo è successo e – soprattutto – perché sei sparito?

– Non sono sparito. Te l’ho detto. Sto lavorando un casino.

– MA SE SONO TRE SETTIMANE CHE NON MI SCOPI, STRONZO! E FINO A TRE SETTIMANE FA OGNI SCUSA ERA BUONA PER VENIRE DA ME!

– Dai, calmati, non fare così. Hai ragione. È che, cazzo. Hai ragione. Forse ho perso la testa. È che lei è diversa.

– SEEE DIVERSAAAA! DIVERSA DA CHI? DIVERSA DA COSA?

– Diversa da tutte… E non è solo perché è bellissima, perché è la cosa più bella che io abbia mai visto…

– Sarà rifatta, come tutte.

– Non lo so. Non credo. E nemmeno m’interessa. Quello che dicono di lei, i giornali e il resto, sono stronzate. Lei è incredibile, giuro. Mi fa morire dal ridere. È intelligente, è acuta, è divertente, è simpa. È figaaaaa.

– Sei una merda.

– Lo so.

– Dove sei adesso?

– Ci sono quasi.

– Dimmi una cosa: sei innamorato?

– Innamorato? Io?

– No. Tuo zio, coglione!

– Eh eh. Perché me lo chiedi?

– Perché, per esempio, brutta testa di cazzo che non sei altro, io ti conosco da dieci anni e sono passata sopra a una moglie e quattro conviventi senza che tu smettessi mai, nemmeno per una cazzo di settimana, di fare un salto da me a darmi un colpo e di raccontarmi tutto, perfino se cagavi o meno e adesso, di colpo, UNO sparisci e DUE non mi trombi più. Cazzo.

– Sarai mica gelosa?

– Cosa sei scemo? No, dimmelo, che se oltre a essere innamorato sei pure scemo, mi regolo.

– Forse sì. Forse sono scemo. E appena consegnata la USB con i file editati, lei mi darà i miei soldi, poi salirà sulla sua Porsche, girerà la macchina e sparirà per sempre. Ma mi sa che hai ragione, che sono anche innamorato. E, porcatroia, è un cazzo di casino.

– Mi viene voglia di strangolarti. Lo sai?

– M.

– … Dove sei, scemo?

– Sono arrivato.

– La vedi?

– Sì.

– E?

– E cosa?

– Com’è?

– Oh, cazzo, è bella. È bellissima… da fare male agli occhi.

– Muoviti, dai, scemo, che poi mi richiami e mi racconti.

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