Era la straziante lotta contro Thanatos che vedeva nell’atto eroico del gatto di strusciarsi e mangiare facendo dei rumorini, era la semplicità, l’unione, la sensazione di essere insieme mentre crollavamo, l’atto sublime di vivere, semplicemente, lavare i piatti, cagare e soffiarsi il naso in una lotta che avevamo già perso, ma che combattevamo.

E mentre guidava piangeva, o meglio le lacrime scendevano sulla faccia facendo una piccola accelerazione, spettacolare, quando sconfinavano nella parte bassa del viso, era una bandiera bianca, una resa dove non ci si poteva più arrendere perchè per quanto avessero lottato, per quanto si fossero amati, per quanto avesse pregato tutte le stelle cadenti dell’universo evidentemente dovevano essere guaste.

Era morta.

L’aveva mangiata il cancro, giorno dopo giorno, l’aveva divorata e Fantasma voleva solo una cosa.

Se c’era qualcosa dopo la morte, trovarla.

Gli alberi si piegavano lenti, quasi docili, accettavano le carezze strazianti di un vento triste che soffiava scompigliando le chiome ingiallite, giocando con le foglie in dinamismi lentissimi e fruscii che sembravano un’immensa melodia, qualcosa di funebre, un ricordo di qualcosa di splendido che però era passato.

Fumando una sigaretta si chiese se fosse l’ultima, davvero questa volta, l’ultima perchè non avrebbe potuto fumarne altre, mai più, perchè non c’era più spazio, più tempo e il sole, poteva giurarlo, domani non sarebbe sorto.

Il casello di Lambrate era triste, grigio, sembrava un rudere, una rovina. La Porsche immobile, nera come la notte più nera che avesse mai visto, era tutto perfetto, esatto, tutto come gli accordi, fino ai minimi dettagli.

Nella chiavetta c’erano i dati bancari, le istruzioni, ogni singola azione da fare dopo l’accordo, quando il prodotto sarebbe stato completo. Aveva preso un pacchetto all inclusive, gestivano tutto loro, fino alla fine e anche dopo.

L’uomo sceso dalla Porsche sembrava triste, sinceramente.

Fantasma si sorprese, non pensava che provassero qualcosa, non pensava che fossero umani, quasi tremando tese la chiavetta usb, la busta, ricevuta in cambio, gli sembrò pesante, pesa come tutto l’universo, insostenibile, l’uomo lo guardò negli occhi, disse qualcosa e poi gli appoggiò una mano sulla spalla. Lo capiva, capiva davvero e quasi tremava guardandolo. Disse una cosa prima di ripartire.

Questo è il miglior pacchetto che offriamo… Un giorno lo prenderò anche io.-

Fantasma salì in macchina, era terrorizzato ma determinato, non c’era nessuna via d’uscita, nessuna telecamera nascosta e nessun presentatore pronto a saltare fuori con un paio di soubrette per dirgli che andava tutto bene, perchè niente andava bene, niente lo sarebbe mai andato, mai più. Ogni singola particella di vita e felicità era nel passato, irraggiungibile, nascosta nei ricordi troppo forti e strazianti per essere ricordati. Non c’era più niente, nessuna speranza, nessun sogno da infrangere, nessuna scintilla, impercettibile, di luce.

Il vento soffiò ancora più triste di quanto lo fosse mai stato, l’auto gorgogliava, il motore sembrava una marcia funebre, inutile. Fantasma respirava piano, le lacrime scendevano immense, pensava a lei, con ogni cellula del suo corpo.

Nella busta c’erano una mappa, un proiettile, una pistola e una sigaretta. Pensò che allora avrebbe fumato un’ultima volta, pensò che l’agenzia avesse scelto un posto stupendo da guardare un’ultima volta poi pensò ancora a lei.

Era tutto come previsto, tutto come da accordi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...