Second Chance.

“Hai capito quello che devi fare?”.
“Sì”.
“Non possiamo permetterci di sbagliare questa volta”.
“Lo so”.
“13.00, casello di Lambrate”.


Zaira riattacca al telefono. È davanti allo specchio, seduta su quel piccolo trono che aveva comprato ad una cifra esorbitante qualche mese prima. Indossa gli orecchini luminosi ma non troppo appariscenti. Due gocce di profumo sul collo bianco, e poi fissa la sua immagine riflessa. Prende un profondo sospiro,si mordicchia le labbra e poi guarda l’orologio sul tavolino. Le dodici e sei minuti indicano le lancette dorate. Si alza e si dirige verso le scale.
Appena scesa, l’ambiente intorno a lei cambia radicalmente, non ci sono più foto di dive del cinema muto attaccate alle pareti, nessun lenzuolo di canapa indiana. È tutto spoglio e anche leggermente umido. C’è una scrivania, con due computer, due sedie, e un divanoletto sgangherato. La parete accanto al divano è totalmente coperta di foto e ritagli di giornale. Sopra ognuno di questi è posta una puntina, che grazie a spaghi di diversi colori formano una ragnatela di collegamenti.
Un nome è cerchiato su tutti i ritagli e documenti appesi alla parete. Diana Lenghton, imprenditrice, futura candidata alle elezioni presidenziali per il partito democratico. Sparita la notte del 24 Dicembre.
I Fantasisti, l’organizzazione dietro questo rapimento, hanno poco a che fare con la politica in sé e per sé, è il potere che si annida dietro che li ha messi in azione. La squadra impiegata per le operazioni di recupero non è conosciuta ai più, una società per azioni che nasconde un gruppo di agenti di vario tipo e formazione. Zaira è stata chiamata a far a partecipare a tutto ciò, è un Ghost da solo 2 mesi, e già lo adora.
Prima che si faccia troppo tardi si infila in macchina, ingrana la marcia e sfreccia sull’autostrada.
Accarezza il volante con disinvoltura e, giusto in tempo per l’incontro, accosta l’auto al ciglio della strada. Un Porche nera, con i finestrini oscurati si parcheggia a qualche metro da lei. Dopo aver buttato uno sguardo all’auto dallo specchietto retrovisore, scende, facendo qualche passo verso di loro. Sa di essere una donna affascinante, adora che chiunque sia invaghito dalla curva sinuosa dei suoi fianchi e dal loro ondeggiare ritmato. Dall’auto nera esce un uomo, alto, in abito da sera.

-Sei Zaira?-
-Tu devi essere Marcus- i due si guardano, e lei si compiace di vederlo osservarla con malizia.
-Sei sola questa volta?-.
-Sbagliare due volte è da stupidi. Ecco quello che c’avete chiesto-.

Gli passa un USB nera, e riceve in cambio una busta sigillata.
Il tempo di alzare lo sguardo, e l’uomo con le sue scarpe eleganti è già in macchina, che immediatamente si mette in moto. Zaira entra in macchina, chiude lo sportello e apre la busta.
Ne esce fuori una fotografia.
Accende la luce per poter vedere meglio.
Diana è distesa al suolo, con la gola recisa, e il sangue disperso intorno al volto.
Gira la foto.
Una sola scritta:

“Non ci sono seconde possibilità”.

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