Passai anni alla ricerca di un editore. Poi, un giorno come altri, di fronte all’ennesima lettera che si dispiaceva per non potermi aiutare, capii. Non erano le parole a non piacere, ero io. Il mio cognome, la mia storia senza storia. Così un giorno cambiai approccio, scegliendo l’oscurità alla fama.

Alla presentazione dell’ultimo suo romanzo mi feci forza e lo avvicinai.

“Questo le piacerà” gli dissi, allungando il manoscritto.

“Non troverà un nome, ma solamente un numero. Qualora lo volesse pubblicare chiami”.

Lui mi guardò senza proferire parola. Dopo quattro giorni chiamò e ci vedemmo. Fu così che il mio romanzo divenne un successo nazionale. Si, per il mondo l’autore era lui, ma a me non importava. La mia vera essenza aveva preso il volo e non avevo bisogno di riconoscimenti.

La nostra collaborazione è proseguita nel tempo, ma la fama internazionale non da scampo e così alcuni hanno cominciato a fare domande. Ho dovuto lasciare in balia di sé stessi tutti gli altri clienti che mi ero fatto. La mia scrittura doveva essere solamente sua e di conseguenza anch’io gli appartenevo. L’identità che si era creato girava intorno a me. Rimanere senza, sarebbe stato come perdere una maschera che oramai era parte integrante della sua anima. Privato di tale costume, nessuno lo avrebbe più riconosciuto, nemmeno lui stesso.

Quando il messaggio arrivò ne rimasi profondamente colpito.

“Casello Lambrate. A mezzanotte.”

“E’ sicuro?” Risposi.

La replica fu immediata “Si. A mezzanotte”.

Spensi il computer ed estrassi la chiavetta usb. L’ultimo capitolo dell’ultimo romanzo, forse una delle mie creazioni più geniali. Nessuno avrebbe potuto pensare ad un finale del genere.

Mancava poco all’appuntamento e così uscii. Mentre la mia auto sfrecciava sulla tangenziale est di Milano, il battito del cuore accelerava. Tutti i miei sensi erano in allerta e ogni luce era sospetta . Mi sentivo come un ladro dopo il suo colpo migliore, come un truffatore pronto allo scacco finale.

La porsche nera era già li, nella solita piazzola di sosta. Scesi dall’auto quasi in contemporanea con lui. Seguì uno scambio di battute freddo e veloce, come fra due sconosciuti.

Appena mi diede la busta io gli consegnai la penna usb.

“E’ finito?”

“si” risposi.

Fu in quel momento che il tempo si fermò. Una strana luce apparve per scomparire immediatamente. Quando ci voltammo, i lampi ripresero. Ma purtroppo non erano lampi. Dietro alla macchina fotografica, il nostro segreto era stato svelato. In qualche modo, il mio romanzo e la mia vita si erano finalmente incontrati. Entrambi con due finali, che nessuno avrebbe mai immaginato.

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