La nebbia mi copre la visuale fino a poco oltre la deviazione per l’aeroporto. Premo d’istinto l’acceleratore per partire e raggiungere la mia meta, ma la sbarra non si alza. Mi giro quasi furioso verso il casellante urlandogli …

… di muoversi, ma quello se ne sta impalato con lo sguardo fisso al televisore, sintonizzato a tutto volume su una stupida partita di calcio. Allungo il braccio per richiamare ulteriormente la sua attenzione su di me e sui soldi del pedaggio che ancora stanno sul piatto, dove li ho posati. Come gli sfioro braccio, la sua testa pallidamente illuminata dal piccolo monitor, ha una torsione del tutto innaturale: si gira di novanta gradi dalla parte sbagliata e mi rivela l’altra metà del suo viso… o di quello che ne rimane. La faccia sembra esplosa. Non c’è traccia della sua parete occipitale, brandelli dell’orecchio sinistro misti a materia cerebrale si distinguono appoggiati sulla spalla. Dall’orbita oculare esce solo sangue scuro. La mascella ora sembra serrata in un ghigno beffardo. “Oddio che succede?” mi domando mentre tento di trattenere un conato di vomito. Non ho nemmeno il tempo di ripetermi mentalmente la domanda che dalla nebbia di fronte a me vedo sbucare i fari di un’auto. In contromano. Che punta dritta verso di me. Resto paralizzato dalla paura per qualche decimo di secondo – che nella mia mente sembrano durare più di un ventennio – e poi ingrano la retromarcia di slancio. Mi volto per la manovra ma mi vedo illuminato dai fari di un’altra auto. “Cazzo! Con trenta caselli aperti questo si viene a mettere dietro a me?” penso d’acchito, ma subito mi rendo conto che questi mi vogliono far fare la fine del casellante. Pesto sul gas e l’auto inizia a retrocedere tra il fumo degli pneumatici. Sterzo violentemente a destra appena finite le barriere di incolonnamento, appena in tempo per riuscire ad evitare di cozzare nell’auto che arriva da dietro, mentre quella che sopraggiunge da fuori  ha appena fatto saltare la sbarra di ingresso all’autostrada. Il botto è pazzesco. Le due auto esplodono in un lampo bianchissimo. Senza stare a badare troppo all’accaduto mi ributto in autostrada a tutta velocità mentre noto un SUV nero che fa inversione per seguirmi sulla rampa di accelerazione. Per fortuna a volte i cattivi sono stupidi e usano auto inutili per spostarsi. “Seminarlo in autostrada sarà un gioco da ragazzi”, mi dico sottovoce. Uscirò al prossimo casello per tornare di corsa in aeroporto. Dal mio contatto. Da chi mi saprà dire di lei. Sempre che ci sia ancora un contatto che mi aspetti. Sempre che davvero mi voglia dire di lei.

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