“Devi dedicarti a qualcosa che ti garantisca un futuro, smettila di sognare!”.

Parole serie, ma inutili. Prediche che non facevano altro che spingerla a chiudersi nella sua cameretta a riempire il diario di cuoricini, frasi d’amore e pensieri di libertà copiate da aforismi.com.

Era innamorata. E rivelare a sua madre che la propria vita era un inganno, era la cosa più difficile.

Anzi, la cosa più difficile era raccontare che nei suoi pensieri c’era un uomo molto più grande di lei.

Con lui riempiva le ultime pagine della sua vita e le prime del suo sogno: fare la scrittrice.

Non era più soltanto un gioco da chatline. Era diventata una vera e propria dipendenza dal momento in cui lo aveva incontrato. Da allora era diventato tutto una bugia, una negazione.

“Hai voglia di accompagnarmi da Michela?” – “No”, rispondeva a sua madre. “Sei andata a ritirare il certificato medico per danza?” – “No”, sussurrava dirigendosi frettolosamente in camera.

Poi chiudeva la porta, accendeva il computer e controllava le email.

Leggeva la seduzione di un uomo che si vendeva a una ragazzina qualsiasi e che, al tempo stesso, negava la propria disponibilità a qualsiasi incontro. Finché quel giorno era arrivato e lei, neopatentata, aveva preso la macchina del fratello e si era fatta trovare dove lui aveva deciso: al casello di Lambrate.

Era la prima volta che si vedevano di persona. Un uomo maturo e la sua piccola preda. Un cacciatore disarmato e un boccone avvelenato.

Così lei aveva definito loro due, sulle pagine del suo diario.

Gli infiniti messaggi che si erano scambiati avrebbero potuto condannare l’uomo a una pena ben più dura della vergogna, e lei lo sapeva bene. Per questo aveva deciso di registrare ogni loro conversazione su una chiavetta usb.

Quando si videro, lui negò il proprio desiderio per paura di corromperla. Non voleva essere un criminale. Aveva creduto di giocare come un bambino, con le stesse regole che pensava fossero quelle di Graziosa96.

Gli bastarono queste poche parole per farsi consegnare la chiavetta. Poi le diede una busta. Una ricompensa per una testimonianza che non doveva essere svelata.

Ma con la stessa ingenuità che lo aveva sedotto in questo gioco malvagio, si era dimenticato del computer di lei, che avrebbe potuto essere la loro vera condanna o la loro unica salvezza.

Si erano lasciati così, prendendo direzioni opposte e lei, una volta tornata a casa, aveva gettato via quella busta piena di errori e priva di spiegazioni.

Aveva capito di non aver bisogno di lui, di non essersi mai innamorata di quell’avatar.

Aveva iniziato ad amare quella storia, quel racconto di un uomo qualunque che era diventato il protagonista del primo grande romanzo d’amore di Graziosa96.

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