Una donna così esigente non l’avevo mai incontrata. Soprattutto non mi era mai capitato di dover fare la ghostwriter, senza che l’autore pubblico lo sapesse.

L’avevo subito catalogata nella fascia delle “difficili”. O meglio, come mi era stato insegnato, rientrava perfettamente nelle “unrichable”. Non era un errore di scrittura, era semplicemente un codice per classificare alcune delle clienti che si rivolgevano a me per riempire di parole i loro blog o per costruire i loro esordi letterari. Donne incomprensibilmente ricche.

Claudia era così, ma dopo settimane trascorse come una badante, ero riuscita a scrivere la sua “autobiografia” esattamente come desiderava il cliente. Che in questo caso era sua madre.

C’erano i contratti, la narrazione, un magnifico scenario. Tutto era finalmente pronto per raccontare al mondo sua figlia come una regina.

La breve telefonata con la madre mi fece uscire di casa. La mia chiavetta era ancora calda quando la gettai nella borsa, scuotendo le mani per cercare tra le tasche le chiavi dell’auto.

La radio mi distrasse per tutto il tempo del viaggio e mi accompagnò lungo la tangenziale come un pilota automatico, sino alla stazione di Lambrate.

Non sapevo perché mi avesse chiesto di incontrarci lì e nemmeno me l’ero domandato. Mi sembrava però, in realtà, il luogo giusto per confondere quanto di assolutamente fuori dal comune ci fosse in quell’ingannevole favola rosa.

Fuori dallo svincolo vidi una Porsche Carrera cabrio accendere d’improvviso le quattro frecce. La Signora Pellettier, più attenta all’esito che al metodo, sapeva con che macchina sarei arrivata e non esitò un solo secondo a farmi notare la sua presenza.

Mi fermai a pochi metri dalla sua auto e spensi il motore.

Le andai incontro, lei non scese neanche. Abbassò il finestrino e mi fece poche domande decise, quasi retoriche. Le mie risposte furono sillabe sussurrate tra l’ammirazione e l’orgoglio: una donna forte e una integerrima, una di fronte all’altra, per la prima e ultima volta.

Frugai nella borsa, sentii la plastica ancora tiepida della mia chiavetta usb e la strinsi nella mano.

Ebbi timore, ma fu un solo attimo. Dalle mie dita scivolarono i ricordi, le immedesimazioni e tutti i pensieri sulla vita di una donna che nessuno avrebbe mai conosciuto. Esclusa la sottoscritta.

Scambiai il futuro di una donna con i colori del conquibus. Neanche un grazie, neanche un prego. Nemmeno un augurio o un complimento.

Il finestrino si alzò subito e il motore si accese. Un nuovo e più importante cerimoniale attendeva Claudia. Un rito che avevo preparato, sognato, temuto e consegnato nelle mani della Signora Pellettier.

Era stato un lavoro eccellente. O almeno così continuai a credere, mentre nel traffico della tangenziale tornavo a casa, contenta di non credere più alle favole.

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