“(Click.) È il 13 dicembre del 2013. Sono le 14:30. Il cielo è coperto, ma non piove. Le previsioni, come al solito, hanno sbagliato. Ho un appuntamento con Michela, il terzo. Sono davanti a casa sua. (Click.)”

Mentre aspetta, Carlo spenge il registratore e si accende una sigaretta, sistemando poi l’accendino nel vano sotto il cruscotto. Una, due, tre, quattro boccate. E poi, come fa sempre dopo il quinto tiro, anche nel caso ne avesse ancora voglia, spegne accuratamente la sigaretta nel posacenere, stando attento a non piegarla. Dopo di che, ripone il mozzicone in una scatolina di latta che tiene nella tasca sinistra dei pantaloni, sempre chiari. Appena vede Michela, riaccende il registratore.

“(Click.) Eccola. Indossa delle calze gialle. Un eschimo. Parla col portiere … ritira una busta … la mette in borsa. Torna indietro? Ha chiamato l’ascensore, sta tornando su. Sono le 14: 37, non rischia ancora di fare tardi. Aspettiamo.(Click.)”

“(Click.) Eccola di nuovo. Sta entrando una vecchia. Si salutano, parlano. Sono le 14:50. Sta uscendo. Ha fretta, la vedo. Sale in macchina. (Rumore dell’auto che si accende. Poi il click del registratore che si spegne legato e dissolto dentro un altro indistinguibile click prodotto dall’apparecchio che si riaccende.) Traffico buono. Sto seguendo l’auto di Michela a debita distanza. Sono le 15:15. Siamo in orario. Ci avviciniamo al casello. (Segnali di digitazione. Il telefono che chiama.) – Pronto. – Ciao Michela. Io sto arrivando, tu dove sei? – Sono a Lambrate, sono quasi arrivata. – Bene, allora a tra poco. Un bacio. (Click.)”

“(Click.) Ho aspettato che parcheggiasse, poi mi sono avvicinato. Ho accostato la mia Porsche al lato destro della sua Panda. Mi sono preso l’USB e le ho dato la busta. È la seconda busta che riceve, oggi. (Rumore dell’accendino? Probabilmente si è acceso una sigaretta.) Michela non conta mai i soldi davanti a me. Vuole apparire distaccata. Tutte le volte è divertente vederla recitare la parte dell’indifferente quando mi consegna il lavoro. Mi guarda un po’ negli occhi e poi se ne va velocemente. Credo che mi disprezzi. Eppure non mollerà. Vorrà scrivere ancora. Bene. Sono le 15:47 e la mia giornata non è ancora finita. Vado verso casa. Le trasmissioni riprenderanno a lettura conclusa.(Click.)”

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