“Magna res est vocis et

silentii tempora nosse.”

Non mi sottoporrò alla nona parte di questa prova che, senza che nessuno mi chiedesse nulla, ho deciso d’affrontare. Non scriverò questa storia nella forma della “negazione”. Deve essere? No, non deve essere. Eppure, non c’è nessun motivo, in questo mio rifiuto. Non c’è un perché. Semplicemente, non voglio, per bizza e capriccio, adoprarmi a dimostrare per l’ennesima volta che sono in grado d’eseguire i virtuosismi linguistici più astuti e vertiginosi. Il nono punto è la negazione? E allora non scrivo. La mia prova, quindi, finisce qui.

P.S.

Per questo punto, avevo pensato di scrivere una cosa del genere: durante il tragitto, mentre il protagonista, in macchina, cerca la penna USB che più non trova, parla al telefono. La storia rimane così in secondo piano, mentre il testo si concentra sulla telefonata, della quale, per altro, sentiamo soltanto la voce dello scrittore, a brani, monosillabi, frasi interrotte, versi e mugugni d’assenso e dissenso.

All’incontro col cliente, prima di fare lo scambio, lo scrittore riattacca il telefono dicendo:-Aspetta, che ti richiamo. Poi consegna l’USB che nel frattempo ha ritrovato, prende la busta, risale in macchina, riparte e continua la telefonata. Allora, nei miei piani, egli avrebbe appoggiato il telefono sul cruscotto e avrebbe inserito il viva voce, così che a questo punto la conversazione si sarebbe potuta scrivere per intero.

Era un’ipotesi. Ma ho trovato una scusa per non scrivere nulla. Mi son detto: io non sono mai stato a Milano e descrivere Lambrate, ovviamente, per me, sarebbe un problema. Per lo meno, senza fare un sopralluogo. Non conoscendo la città, non sono in grado d’utilizzare in maniera efficace lo Street View di Google e, inoltre, non riesco a trovar nulla, su internet, che mi descriva il casello di Lambrate. Trovo soltanto citazioni sullo svincolo di Lambrate, ma sarà uguale? Così, pensai tra me e me, mentre mi fumavo una sigaretta alla finestra, sarebbe meglio che io non ne parlassi mai direttamente; meglio non dire, correre oltre, tacere. Puoi anche tralasciare di descrivere esattamente il luogo in cui si svolge l’azione, oppure, se non puoi fare a meno di parlarne, il luogo di cui parli non deve corrispondere per forza alla realtà. È come in Shakespeare. I nomi delle città sono soprattutto suoni e immagini esotiche. Appunto.

Per il punto nove, tanto, non importa quello che scrivi; l’importante è quello che non scrivi.

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