l’uomo afferra il mento aguzzo tagliente sinuoso come un cuneo interstellare della giovane moglie chinandosi sulla sua bocca scolpita nel diaspro a cozzare KONK con le sue labbra di basalto

sulla lama tesa e tagliente TZ – TZ delle labbra di lei che divide di netto TZÀ estraendo e conficcando la lingua dentro la cavità orale che SLURP (ciuuuuhà) s’apre a riceverne i guizzi e la bavosa avidità

riconquistata la posizione eretta l’uomo esce di casa sbattendo STONCH! la porta con calibrata virilità

fuori il sole fa SCHIÀF e ZAF tra le pozzanghere e il volto lucido di questo maschio invincibile che come un pannello solare assorbe fotoni ed espelle elettroni ZZ irradiando ZZ potenza e energia nei dintorni così: ZZZZZZZXH – ZZZZZ X H; ZZZZZZZXH – ZZZZZ X H; ZZZZZZZXH – ZZZZZ fin quando chiuso nell’abitacolo il rombo

RTATÀ ROAM, BRUM-BRUM

dell’auto RHR RHR

che accelera più volte trattenendo il freno alla partenza

non rilascia in fine il veicolo RUÀV! verso l’ignoto in un hhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

mentre la lamiera surriscaldata tonifica il corpo dell’uomo tornito come quello di belva

la donna sfonda il casello di Lambrate, brillante nel caldo del sole come una cometa spettinata – colei che è come Dio, e per la quale egli ha scritto e scriverà questa volta soltanto, l’unica volta, quella per tutte le volte

allora, nel mezzogiorno dell’estate il sole esplode e rimbalza BOING BOING sulle carrozzerie scintillanti della fila infinita al casello GHÈ GHÈ – mentre i rotori dei motori diffondono rumori nell’aria umida densa dei colori più morti e il guardrail che vibra nell’eccitazione del calore sibila lungo la carreggiata, come un bordone che s’accosta al movimento trattenuto delle ruote dei veicoli incollati all’asfalto

e la radio, sbrodolandosi dai finestrini, accompagna vorace la corsa dell’uomo e fa:

ràhah-ah-àh! – roma-mamà!- gàga-oh-la-là!

alle 12 e 15 le due Porsche entrano insieme nel parcheggio FHH ronzando

smorzando sincronizzate il loro impeto incosciente

e spengono insieme il motore nel solito istante: SILENZIO.

L’uomo e la donna escono – un due e tre, un due e tre – e allora l’uomo, avvicinandosi, infila la chiave nella tasca di lei, mentre lei fa scivolare LHFFF la busta bianca nella discesa della mano aperta di lui.

Sono le 12 e 20. Il sole spacca le pietre e strizza gli umori dai fori, mentre un uccello gridando TRÈCH ÈÈCH sbatacchia volando e loro si stringono la mano con un rumore sordo di consapevolezza e soddisfazione per poi ripartire entrambi in direzioni divergenti ed opposte: l’uno verso il tramonto, l’altra verso l’alba ancora in potenza.

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