Essere vittime è destino, essere colpevoli è creazione: quando la vita non basterebbe a far scorrere tutte le lacrime che si hanno dentro, a qualcuno viene l’idea di aprire nuovi varchi.

Scrivere è essere artigiani: si maneggiano strumenti tondi, caldi, leggeri, volatili. Ma a volte si usano punte, affilate, taglienti, roventi, infette. Lo scrittore ne aveva usate troppe di parole, e ce le aveva ormai smussate. Ma quelle che stendeva continuamente erano piene di ruggine, e la ruggine l’aveva ammalato.

In macchina, magro e intrizzito, l’autoradio accumulò tristezza. Era uno schema insopportabile, una verità insostenibile, una regola terribile e tragica: vivere la fatalità sarebbe stato maestoso ma superbo. Si avvicinò a lei, si scambiarono i motivi per cui erano lì, al casello di Lambrate, e di fronte a un preservativo gialliccio e smorto, e a tutta la vita che c’era lì dentro, pensò che tutta quella vita, non sarebbe bastata a risarcire di un solo millesimo della morte in vita che il suono della portiera della Porche scoppiò nel suo cuore. Il cuore batteva ancora forte dell’inerzia profonda e insaziabile di chi si aggrappa alla vita disperato, quando sporco di sangue, lasciò andare il mondo gli occhi e tutto.


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