Il casello [ROSA, di Tagliente Secondo]

Charles abbassò le avvolgibili dell’ingresso e uscì. Sul piazzale davanti a casa si accese una sigaretta. Erano i primi di maggio e un caldo estivo era scoppiato all’improvviso, all’inizio della settimana. Guardò l’orologio. Erano le 18:30. Aveva, dalla sua, tutto il tempo del mondo. Allora aspirò ancora, profondamente, due, tre volte, poi aprì la portiera dell’auto e si sedette al volante.

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2. Rosa

Il casello [ROSA, di Ema]

Una donna così esigente non l’avevo mai incontrata. Soprattutto non mi era mai capitato di dover fare la ghostwriter, senza che l’autore pubblico lo sapesse.

L’avevo subito catalogata nella fascia delle “difficili”. O meglio, come mi era stato insegnato, rientrava perfettamente nelle “unrichable”. Non era un errore di scrittura, era semplicemente un codice per classificare alcune delle clienti che si rivolgevano a me per riempire di parole i loro blog o per costruire i loro esordi letterari. Donne incomprensibilmente ricche.

2. Rosa

Il casello [ROSA, di Ninja]

Tutto è iniziato con un sentimento, il più puro e al contempo incosciente.

Lei era un raggio di sole che aveva aperto i miei occhi, una violenta turbolenza nell’animo di un uomo che ancora non conosceva sé stesso. Amavo il suo viso, le sue labbra carnose, i suoi occhi talmente azzurri da imprigionare un intero iceberg di passioni.

La prima volta che la vidi ero in quella tremenda fase della vita che chiamano adolescenza: una gabbia di ferro arrugginito oramai vicina al collasso. Per un attimo sembra cedere e assapori la libertà, l’attimo dopo torna stabile e riecheggia la prigionia.

2. Rosa

Il Casello [ROSA, di Yo]

Lei ancora non lo sapeva, ma lui la amava. La amava per tutte le sue stranezze, per quel suo modo di fare svagato e infantile. Da quando la sua ex-moglie era, finalmente, uscita rumorosamente dalla sua vita, aveva sviluppato senza volerlo un inconscio disgusto per l’universo femminile. Con lei le cose erano differenti: non aveva nessuno dei vizi o dei capricci nevrotici di cui la sua ex-moglie era costellata e con i quali aveva lentamente cercato di corrodere la sua esistenza. Lei viveva in un altro livello della realtà e lui non poteva più sopportare il sobrio distacco che caratterizzava il loro legame lavorativo.

2. Rosa

Il casello [ROSA – di Phi]

Aveva il collo sinuoso come quello di una giraffa o di un cerbiatto o di qualche altro animale nobile ma fragile dai tratti dolci, sottili. Cose col muso affusolato e triste e poi profumava, profumava più della notte e G. ha il suo odore sul cappotto e sulle mani e sulla sciarpa, il cuore gli batte fortissimo e sente che qualcosa si espande nel suo petto arrivando fino alla gola, quasi intorpidendolo.

2. Rosa

Il casello [ROSA, di Alobar]

– Senti, davvero, è tardi, devo andare. Non ho nemmeno bevuto il caffè.

– Dov’è che vai, scusa?

– Te l’ho detto. Devo raggiungerla al casello per darle il lavoro. Se non mi muovo, faccio tardi: tra mezz’ora devo essere a Lambrate e c’è casino, lo sai.

– E chi ti ferma? Voglio solo sapere chi è questa figa spaziale che di colpo ti ha fatto sparire. Ti sembra tanto strano?

2. Rosa